Il testo seguente è preso dal volume
"PIERMATTEO D’AMELIA,PITTURA IN UMBRIA
MERIDIONALE TRA IL ‘300 e ‘500", realizzato con
il contributo della Provincia di Terni dalla Ediart
nel 1997. Autore del capitolo qui di seguito
riportato, e della relative note, è Fabio Marcelli.
PIERMATTEO
D’AMELIA
E
LA LIBERALITAS PRINCIPIS
Nell’intervento conclusivo del convegno amerino
"Dall’Albornoz all’età dei Borgia",
incontro che ha segnato un momento di importanza
capitale per comprendere il panorama storico ed
artistico dell’Umbria meridionale, Bruno Toscano non
mancava di sottolineare la necessità di individuare
ancora con piu precisione i
"nodi della rete" di quell’ampio "crocevia
di movimenti", che dalla metà del Trecento alla
fine del secolo successivo sembrano plasmare
l’identità culturale del territorio umbro.
Fondamentale per raggiungere tale obbiettivo, come
indicato dallo studioso, è un’indagine in grado di
superare i limiti imposti dai confini amministrativi,
impiegando anche i risultati delle ricerche
pluridisciplinari (economia, viabilità, culti
religiosi e laici etc..) quale stimolo fecondo, per
definire, ove possibile, le linee, gli eventi e le
personalità del dialogo reciproco tra aree e contesti
culturali .
In quest’ottica, la personalità artistica, o, per
meglio dire, la vicenda umana e professionale di
Piermatteo d’Amelia, assume la rilevanza degna di
uno dei "nodi" sopra citati, e crediamo non sia
casuale che il lungo e travagliato processo di
riflessione critica e storica sul pittore amerino,
abbia trovato nuovo vigore, dopo i fondamentali
contributi di Roberto Longhi e Federico Zeri, proprio
nell’ultimo decennio, in parallelo ed a complemento
dei nuovi impegni di ricerca sul territorio, profusi
da molteplici energie culturali, non ultime le
cospicue integrazioni documentarie sull’artista
presentate in questo volume.
Come è possibile verificare, analizzando la
letteratura prodotta sull’amerino, scarsa attenzione
è stata riservata - e non poteva essere altrimenti
considerate le poche fonti disponibili, e il lento
processo di ‘riunificazione’ tra la personalità
di Piermatteo d’Amelia e del fantomatico Maestro
dell’Annunciazione Gardner - all’analisi della committenza
del pittore, o quantomeno ad una riflessione più
ampia, volta a ricontestualizzare la figura di questo
artista che le fonti ci ricordano attivo tra
l’Umbria e la Roma curiale.
Si deve infatti a Giovanna Sapori, ad esempio, durante
il convegno dell’ ‘87 ,
l’energico richiamo (tralasciando qui la produzione
di eruditi e storici locali) alla necessità di uno
studio più incisivo della committenza artistica dei
Geraldini di Amelia, letta anche in rapporto
all’attività professionale di Piermatteo, e
fortunatamente, al momento della redazione del nostro
contributo, possiamo disporre sulla storia di questa
famiglia di diplomatici e curiali, oltre
all’eccellente studio di Jurgen Petersohn ,
degli atti del convegno curato da Enrico Menestò, ad
Amelia, in occasione delle celebrazioni colombiane .
Proprio l’analisi della committenza, delle esigenze
e degli orientamenti politici e culturali che
guidano le scelte dei mecenati, sono infatti basilari
per inserire Piermatteo d’Amelia nel panorama del
suo tempo, abbandonando la visione romantica del
‘genius loci’ di un piccolo centro umbro, od,
all’opposto, quella, indubbiamente denigratoria, mi
si perdoni il termine, del ‘decoratore di soffitti e
sgabelli’, anche se papali.
L’attenzione che perciò verrà ampiamente riservata
al tema suddetto, con doverosi quanto necessari
‘sconfinamenti’ nella narrazione degli eventi
storici umbri o romani, oltre ad accompagnare il
percorso cronologico delle opere note di Piermatteo,
è anche il viatico alla malcelata intenzione di
sopperire all’assenza di fonti dirette, presentando
conclusioni forse arbitrarie - e rammentiamo fra le
varie riflessioni su questi problemi metodologici le
parole di Salvatore Settis
- ma comunque utili per tracciare altri percorsi
di ricerca..
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