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Medioevali
LE
ORIGINI DI FITZGERALDS – parte
prima
Nella terra dell’Etruria
fiorì un tempo una florida vite, lì trasportata
dalle desolate pianure di Troia: Firenze ne
rivendicò il possesso, per
potersi vantare della bella pianta,
"dei suoi rami che si allungavano fino al
mare e delle sue radici che arrivavano al
fiume". Dalle sponde dell’Arno e dalle rive
del mar Tirreno, i rami di questo grande albero
raggiunsero la lontana terra di Erin. Questo
grande albero rappresentava la nobile stirpe dei
Geraldini, che, all’ombra delle insegne toscane,
arrivarono in luoghi nei quali neppure le legioni
romane si erano mai avventurate.
"La storia di questa
famiglia fiorentina è stato mio particolare
oggetto di studio, perché intimamente legata alla
mia religione e al mio paese, ed è gelosa
depositaria della memoria dei Geraldini":
così scrisse Fra’ Domenico O’Daly alle loro
eminenze Antonio e Francesco Barberini, Cardinali
della Sacra Romana Chiesa. A loro dedicò la sua
storia dei Geraldini, Conti di Desmond, scritta
intorno all’anno 1655.
Con mano veloce,
l’erudito Domenicano delineò in poche frasi
l’antica storia della casata: Dieci
anni di assedio avevano distrutto la gloriosa
città di Ilio ed eliminato tutti i suoi capi, con
la sola eccezione di Enea che, costretto a
scappare, riunì intorno a sé un fidato gruppo di
giovani che erano sopravvissuti alla caduta della
loro città: fra di loro si distingueva per
dignità e coraggio il capostipite dei Geraldini…Enea
subito dopo ripartì le terre d’Italia fra i
suoi seguaci, assegnando a ciascuno la propria
parte: e nella divisione egli elargì al grande
antenato dei nostri Geraldini quella regione
dell’Etruria dove oggi sorge Firenze.
Quando arrivarono in
Inghilterra i Geraldini? Quando si insediarono in
Irlanda? Fra’ O’Daly è molto chiaro nelle
risposte ad entrambe le domande: i Geraldini
arrivarono in Inghilterra con Guglielmo il
Conquistatore, e andarono in Irlanda sotto Enrico
II. Ma egli aveva un’idea vaga dei veri fatti in
questione: asserì che Gugliemo aveva loro donato
"un castello e la signoria di Windsor, di cui
essi mantennero il possesso fino all’arrivo di
Walter figlio di Ether" (sic).
Guglielmo aveva tre figli: dal primogenito,
Guglielmo, derivarono i Conti di Windsor, dal
secondo, Roberto, i Conti di Essex; ma il terzo,
Gerardo di Windsor, fu il capostipite dei
Geraldini. Walter FitzOther (non Ether) esistette
davvero, come potremo vedere: ma la connessione
della famiglia con Windsor iniziò, invece di
finire, con questo Walter.
Passiamo ora a quella che
è stata definita come la versione ufficiale delle
origini, così come venne data ne I
Conti di Kildare,
e sempre ripresa in L’Aristocrazia
di Burke. Lord Kildare così scrisse:
"I FitzGeralds, o
Geraldini, discendono da "Dominus Otho",
o Other, il quale nel 1057 (sotto Edoardo il
Confessore) fu barone onorario d’Inghilterra:
si dice che fosse un membro della famiglia
Gherardini di Firenze, e che si fosse portato
prima in Normandia e poi in Inghilterra.
Era così potente, in quel periodo, che è
probabile che egli fosse uno degli stranieri che
arrivarono in Inghilterra con il Re Edoardo, e che
fosse così favorito dal Re da suscitare la
gelosia dei nobili del luogo. Bisogna anche
sottolineare che il figlio di Otho, Walter, veniva
trattato come un loro compatriota dai Normanni
dopo la conquista; la forma latina del nome dei
suoi discendenti, "Geraldini", è la
stessa di "Gherardini", e ne indica
l’appartenenza alla stessa famiglia.
Non sono in grado di
spiegare in quale periodo o come sia nata la
storia di Other venuto in Inghilterra sotto
Edoardo il Confessore; e neppure spiegare come
"Otho" abbia preso il posto del ben
identificato "Other": forse per dare al
nome un suono più italiano. Ma stando alla forma
latina "Geraldini", posso affermare che
il nome dato da Geraldo Cambrensis alla sua
famiglia, era, al contrario, "Giraldidae".
Lord Kildare si riferiva,
come abbiamo visto, ai manoscritti Geraldini,
senza dare alcun giudizio sui contenuti; ma è
merito di Mr.Meehan l’aver dato alla stampa i
contenuti di queste pagine, in appendice agli
scritti di Fra’ O’Daly: "a cui" -
come egli afferma – "il comune lettore
troverà difficile avere accesso". Si deve
ricordare che, secondo le versioni date sopra, i
Geraldini arrivarono in Inghilterra con, se non
antecedentemente, la Conquista. Nei manoscritti
Geraldini troviamo invece una storia molto
diversa.
Tre fratelli di quella
famiglia, Tommaso, Gherardo e Maurizio Gherardini,
avendo lasciato Firenze a causa di discordie
cittadine, accompagnarono il Re d’Inghilterra
alla conquista d’Irlanda: questa versione, come
si vedrà, non è però in accordo con la versione
attualmente avvallata dalla stessa famiglia.
Inoltre, la storia dei
Gherardini ebbe origine in Irlanda e non a
Firenze; la storia sopra riportata è stata
scritta da un sacerdote irlandese di nome
Maurizio, che apparteneva alla famiglia Gherardini
stabilitasi in quell’isola, e che, trovandosi a
passare a Firenze nel 1143, asserì di essere
parente dei Gherardini locali.
I Gherardini di Firenze sembrarono essere a
conoscenza di quel legame; infatti perfino molto
più avanti, nel 1440, il Segretario della
Repubblica, nello scrivere a Giacomo Conte di
Desmond, usò l’espressione "se ciò fosse
vero" (si
vera assertio): ma la fama della grande casata
irlandese raggiunse e adulò i Gherardini, e in
risposta ad una lettera di "amore
fraterno", Geraldo, Capo in Irlanda
della famiglia dei Gherardini, Conte di Kildare,
Vicerè del Serenissimo Re d’Inghilterra,
scrisse nel 1506 "a tutta la famiglia de’
Gherardini, nobili di fama e di virtù, residenti
a Firenze, nostri beneamati fratelli di
Firenze". Il Conte li informò che "i
suoi antenati, dopo essere passati in Francia e in
Inghilterra, e lì rimasti per un po’ di tempo,
arrivarono su quest’isola d’Irlanda nel
1140".
Desiderava conoscere le gesta dei loro comuni
antenati, "le origini della nostra casata, i
nomi dei vostri predecessori", offrendo loro
"falchi, falconi, cavalli e cani per la
caccia".
E ora, dalle aspirazioni
dei conti irlandesi a ritrovare le proprie origini
in Troia, torneremo a dedicarci alla storia più
reale di un’antica e illustre casata che non
solo trae le proprie origini da un possedimento
documentato nel Domesday Book, ma può avere forse
l’esclusivo vanto che da allora i suoi
discendenti sono sempre stati baroni del regno.
Ne I
Conti di Kildare leggiamo che nel 1078 Walter
FitzOtho viene citato nel
Domesday Book come colui che ha il possesso
dei beni di suo padre. A questa affermazione, che
viene ostinatamente ripetuta nelle pagine dell’Aristocrazia
di Burke, devo replicare, come affermano gli Studi
sull’Aristocrazia, che il Domesday era del
1086 e non del 1078; che Walter era il figlio di
Other e non di Otho; che il Domesday non riporta
che le sue terre erano state in possesso di suo
padre, bensì erano appartenute a degli inglesi
cui erano state confiscate…
Nel Domesday, Walter
FitzOther compare come il proprietario di un
gruppo compatto di contee: Berks, Bucks, Middlesex,
Surrey, Hants; possedeva inoltre Winchfield in
Hampshire, sotto l’Abazia di Chertsey; a prima
vista non c’è molto che lo possa collegare a
Windsor o alla sua foresta, ma da una ricerca è
emerso il fatto che proprio a Windsor egli
detenesse i ¾ delle postazioni di caccia e parte
del bosco; che a Kintbury, un’altra tenuta nel
Berkshire egli possedesse la metà di una
postazione che "il Re Edoardo aveva dato al
suo predecessore", al di fuori dei
possedimenti della corona, per la custodia della
foresta; che dalla grande tenuta reale di Working,
nel Surrey, Walter avesse i ¾ di una postazione,
che allo stesso modo il Re Edoardo aveva concesso
"al di fuori della tenuta ad un certo guarda
boschi", e che, in o nei pressi di
Kingston-on-Thames, il Re aveva concesso del
terreno ad un uomo al quale "aveva affidato
le cavalle fattrici reali".
Queste note ci preparano a
provare ciò che vogliamo dimostrare, e cioè che
egli fosse proprietario di "un bosco chiamato
Bagshot" (sebbene il Domesday non lo
riporti), e che sia lui che i suoi eredi avessero
la custodia della grande foresta di Windsor; era
inoltre, come vedremo, castellano di Windsor,
mentre aveva come proprietà privata una baronia,
stimata tra i quindici e i venti cavalieri paganti
e avendo a disposizione quindici cavalieri come
guardie del castello di Windsor.
La nostra prossima notizia,
dopo il Domesday, ci viene da Abigdon Cartulary,
che riporta, in una nota molto interessante, come
Walter FitzOther, castellano di Windsor,
restituisse all’Abate Faricius i boschi di
"Virdele" e Bagshot, che aveva tenuto
con il consenso dei predecessori dell’Abate,
Aethelem e Rainald. Troviamo qui anche come egli
procedette a detta restitruzione nel castello di
Windsor, e come egli mandasse sua moglie Beatrice
con il figlio William ad Abingdon, affinchè
potessero dare conferma di quanto lui aveva fatto
"a casa".
Da quanto sopra apprendiamo
come Walter fosse vivente dopo il 1100, in quanto
l’Abate Faritius govrnò dal 1100 al 1116;
apprendiamo anche che il nome di sua moglie era
Beatrice,
e che la sua casa era al castello di Windsor;
possiamo infine trovare un accenno alla perdita di
questi boschi, in tale periodo, da notizie del
Domesday sulla tenuta dell’Abazia a Winkfield
("Wenesfelle"), in cui viene ricordato
che 4 postazioni si trovano nella foresta del Re.
In altre parole possiamo supporre che Walter le
avesse aggiunte alla Foresta di Windsor, essendone
il custode: e se lui lo fece, come è provato,
all’epoca dell’Abate Aethelem (che morì nel
1084), queste sarebbero state incluse nella
foresta del Re al tempo del censimento del
Domesday (1086). A Walter successe suo figlio
William, del quale abbiamo parlato quando
accompagnò la madre ad Abingdon.
Un documento molto
interessante lo mostra a capo della foresta di
Windsor in una data non più tarda del 1116.
Tale documento notifica a William FitzWalter, a
Croc il cacciatore, a Richard il sergente, e a
tutti i funzionari in carica nella foresta di
Windsor, che il Re ha concesso all’Abazia di
Abingdon la decima di tutta la cacciagione…L’importantissimo
Pipe Roll del 1130 ci mostra William FitzWalter a
capo della foresta di Windsor in quell’anno e in
quello precedente…Troviamo ancora William
FitzWalter nell’atto dell’Imperatrice Maud a
Geoffrey de Mandeville, che dato 1142:
con questo essa certifica a Geoffrey che Willim
erediterà la carica di governatore del castello
di Windsor e delle terre.
A William successe un
figlio con lo stesso nome, al quale Enrico II, con
atto fatto a Windsor tra il 1154/64, confermò le
terre di suo padre. Tale atto, che prova
l’origine del lignaggio, mi è noto solo
attravetrso l’Harleian Roll, p.8, che tratta
l’origine della famiglia Windsor e dei loro
parenti Irlandesi, i FitzGeralds: sebbene scritta
in tempi poco opportuni (1582), ha tuttavia un
valore abbastanza eccezionale. Il documento di cui
parlo conferma a William di Windsor tutta la terra
di suo padre, William FitzWalter, e di suo nonno,
Walter FitzOther. Tale William viene costantemente
citato nei Pipe Rolls di Enrico II fra coloro che
seguirono ilavori di costruzione del Castello di
Windsor.
Credo di avere identificato
sua moglie, il cui nome non era noto, con una
certa Christina de Wilham, che era locataria per
diritto di cavalierato del feudo di Montfichet nel
1166.
La questione è che il proprietario del feudo,
Robert Gernon, aveva un locatario, Ilger, che
aveva due suoi feudi in Essex: Wormingford e
Maplestead. Walter de Windsor viene quindi citato
nell’atto di donazione, fatto con sua madre
Christiana, della chiesa di Wormingford al
Priorato di Wix
e di cessione a St.Paul di tre dei suoi feudi a
Maplestead.
Inoltre, nel 1187, viene citato come detentore di
una quota e mezzo di Richard di Montfichet.
L’eredità di quei feudi, essendo Walter il
figlio più grande di William de Windsor, sarebbe
passata a Christiana
de Wiham.
Walter e suo fratello
minore William divisero la baronia di Windsor in
due metà nel 1198.
Walter era l’avo, per via di una figlia, degli
Hodengs; da William, nella cui parte venne inclusa
Stanwell, discese Andrew Windsor, fatto Lord
Windsor di Stanwell da Enrici VIII, da cui
discende per linea femminile l’attuale Lord
Windsor.
In un documento dell’Abingdon
Cartulary, Enrico I si rivolge a Walter, figlio di
Walter de Windsor, e lo informa di aver concesso
Faricius, abate di Abingdon (1100-1116) il terreno
e l’abitazione a Windsor, che era stata tenuta
da Albert; è il nome di Albert che rende questo
documento interessante, poiché non ci sono dubbi
che si tratti di "Albert the clerk",
menzionato nel Domesday insieme con Walter
FitzOther come feudatario di terre della Corona a
Windsor (fo. 56 b) e l’"Albert"che
viene citato come feudatario di terreni a Dedworth
(fo. 56 b), adiacenti a Clewer e Windsor.
Un atto di Enrico I,
redatto ad Argentan nelNatale di un anno che non
viene citato, ma che dal nome dei testimoni
dorebbe essere alla fine del suo regno, parla di
"Robert figlio di Walter Wyndesore", le
cui terre vengono confermate a suo figlio William.
Di questo atto viene riportato il testo nell’Harleian
Roll (p. 8) e nell’Inspeximus di Edoardo III (10
aprile 1336).
Little Easton, erroneamente
descritta come "Estone Bucks" da Dugdale,
era la maggiore di una baronia di dieci feudi che
Robert di Windsor ottenne durante il regno di
Enrico I, e che erano di conseguenza disponibili,
come feudo di suo fratello maggiore, per la
custodia del castello di Windsor. William, figlio
di Roberto, ottenne la conferma di questa da
Enrico II, e la figlia di William e i suoi figli
anche di Hastings.
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