Alessandro Geraldini
GERALDINI

biografia

Francesco Bausi

Nacque ad Amelia, presso Terni, da Andrea di Giovanni e da Graziosa di Matteo Geraldini, nel 1488 o 1489. Nel De vita Angeli Geraldini (che reca, nella conclusione, la data 2 gennaio 1470), il G. afferma infatti di aver ricevuto l'alloro poetico nel ventiduesimo anno di vita, da parte di Ferdinando (primogenito di Giovanni II d'Aragona, re di Sicilia) e di sua moglie Isabella: ciò deve essere avvenuto tra l'ottobre 1469 (data del matrimonio tra Ferdinando e Isabella di Castiglia) e il gennaio 1470 (quando il G. terminò il De vita Angeli Geraldini). Compì gli studi umanistici dapprima nella città natale, sotto la guida di Grifone Amerino, cui il G., in occasione della sua morte, dedicò un'ode inclusa nel II libro dei Carmina, poi a Perugia, Bologna, Fano e Firenze, dove visse per alcuni mesi nel 1468, quando strinse rapporti con gli umanisti fiorentini e dedicò a Piero de' Medici una raccoltina di carmi latini. Nel 1469-70 accompagnò lo zio materno Angelo, vescovo di Sessa Aurunca, in una missione diplomatica in Spagna, "partim - come egli stesso scrive nel De vita Angeli Geraldini, p.251 - avidus exteras oras videndi, partim ut ei perlongi itineris incommoda adessem instruererque sub eo ad regum negocia transigenda". Angelo, anch'egli buon umanista, fu tra i principali maestri del G., che prestissimo si distinse per la sua attività poetica: oltre alle poesie indirizzate a Piero de' Medici, aveva infatti composto un carme in distici in lode del duca di Milano Francesco I sforza (precedente il 1446, anno di morte del duca stesso) e un libretto di liriche latine dedicato al papa Paolo II (1467-68). Fu durante questo primo soggiorno spagnolo che il G. compose una biografia dello zio, il De vita Angeli Geraldini, e ricevette la laurea poetica dalle mani di Ferdinando d'Aragona e di Isabella di Castiglia: nonostante la giovanissima età, egli aveva infatti già composto, stando alle sue affermazioni, circa 423.000 versi, nei generi bucolico, elegiaco, satirico ed epico, nonché, in prosa, diciotto orazioni e 232 epistole familiari. Rientrato in Italia, visse a Roma e a Napoli, ma presto fece ritorno in Spagna, dove il re Giovanni II d'Aragona li nominò suo segretario: in questa veste, egli scrisse da Barcellona, il 10 aprile 1475, una lettera a Lorenzo de' Medici (Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il principato, 49, I). Il G. scrisse a Lorenzo, anche in prima persona il 7 maggio dello stesso anno (ibid., 49, 2; a 49, 3 una seconda versione della medesima lettera, con qualche variante), ricordando i suoi studi a Firenze, offrendo i suoi servigi al Magnifico e raccomandandogli lo zio Battista per l'incarico di podestà già ricoperto poco prima da un altro suo zio, Girolamo. Giovanni II, infine, lo inviò come ambasciatore al duca di Bretagna Francesco II, al re d'Inghilterra Edoardo IV e a Carlo duca di Borgogna; durante una missione in Sicilia, la sua nave venne attaccata dai pirati nei pressi delle isole Baleari, e il G. venne ferito, come egli narra in un'ode al madesimo Giovanni II, compresa nel libro dei suoi Carmina.

Dopo la morte del re Giovanni II avvenuta nel 1479 e da lui pianta in un Eulogium (incluso nel libro I dei Carmina) il G. si spostò per qualche tempo in Sicilia, dove visse nel monastero basiliano di Gala nella diocesi di Messina, di cui lo stesso sovrano aragonese gli aveva concesso il patronato fin dal 1477 (Barberi, p.93); il G. ricorderà questo lieto periodo in due odi del primo libro dei Carmina. Secondo il Barberi, già nel 1477 il G. era protonotario apostolico: in realtà nell'epigramma accluso al Carmen bucolicum (1485) il G. dichiara di aver preso gli ordini religiosi a trent'anni (quindi nel 1478-79 circa), e, nella dedica della medesima opera, scrive di essere diventato protonotario quando già era sacerdote da tempo e dunque, probabilmente, nel 1483, poiché la composizione del Carmen bucolicum, che il G. lega strettamente alla sua carica ecclesiastica, si colloca all'inizio del 1484. E' noto, del resto, che le notizie del Barberi sono spesso erronee: ad esempio, egli anticipa di due anni la data di morte del Geraldini.
Divenuto segretrario e consigliere di Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, nonché tutore dell'infanta Isabella (ma su quest'incarico si nutrono dubbi: cfr.Hutton), il G. ricevette nel 1486 dal sovrano spagnolo il patronato del monastero basiliano di S.Angelo di Brolo, nella diocesi di Messina, in cambio di quello del monastero di Gala, che passò ad Antonio De Lignamine (Barberi,pp.91 s.). Tra l'Italia e la Spagna il G. trascorse gli ultimi anni della sua vita. Nel 1485-86 soggiornò a Firenze e a Roma, in qualità di ambasciatore dei sovrani spagnoli; davanti al papa Innocenzo VIII tenne, il 18 settembre 1486, un'orazione in nome di Ferdinando e Isabella, uscita a stampa a Roma di lì a breve: il pontefice, ammirato, nominò il G. nunzio apostolico in Spagna. Nel 1487, infine, Ferdinando richise al papa un canonicato a Barcellona per il G., definendolo suo "secretarius et historicus" (Petersohn, 1996, p. 268); quest'ultima qualifica allude probabilmente ai perduti Fastorum libri Ferdinandi Catholici Hispaniarum rsgis composti da Geraldini...